 PiTeDO
 Group: Micino NeroPosts: 643 Location: Siena Status:  | |
| Lo posto qui, anche se in realtà le sezioni adatte ad accogliere questa discussione sarebbero diverse. Come vi ponete nei confronti della morte? Intendo non da un punto di vista filosofico, ma da un punto di vista "pratico", ossia di quello che la morte comporta. Scegliere una bara, una tomba, un cimitero, 24 ore di attesa dopo l'ora del decesso attestata dal medico e la sepoltura, i funerali (civili o religiosi che siano) e un corpo messo dentro una bara che starà a marcire.
Il culto dei morti è una tradizione di ogni tipologia di società della storia umana, ed esiste fin dai tempi dei primi esperimenti sociali degli uomini primitivi, pure certe specie animali hanno, in un certo senso, il culto dei loro morti. Si dice che dal culto dei morti dipenda il rispetto della vita. Quanto condividete tutto questo?
Per quanto indubbiamente sia un'accanito sostenitore del "dualismo" nella realtà, ossia che per apprezzare una certa cosa, c'è bisogno di conoscere il suo opposto. Volendo potremmo dire che senza un opposto o cmq un'alternativa le cose non esisterebbero. Ad esempio una mela, è un oggetto fisico, lo vedo davanti a me, lo tocco, lo misuro nello spazio con il tatto e con la vista, il nome che ha nella mia lingua è mela, e quando sento i suoni che compongono mela riconosco il concetto e l'immagine associati a quell'oggetto. Però ci sono cose che non sono materiali eppure esistono. Il giorno e la notte. Sono due concetti che esistono nella nostra società per distinguere due fasi del ciclo di quello che è stato definito "giorno" secondo i canoni temporali che scandiscono la nostra vita. A questi due concetti nella nostra lingua sono associate le parole giorno e notte. Ma "giorno" e "notte" esistono? Se chiedessi ad una persona di dirmi se è giorno o notte ora, gli basterebbe dare un'occhiata all'orologio, o fuori dalla finestra, e mi saprebbe rispondere. Ma giorno e notte sono due valori dicotomici. Esistono l'uno in funzione dell'altro, senza uno l'altro perde di significato e smette di esistere. Nella nostra realtà esistono entrambi, c'è una differenza, quindi c'è stata la necessità di accorgersi di queste due realtà, di questi due "concetti", e di definirli tramite due parole. Ma se esistesse solo uno? Mettiamo che ci fossero 3 soli, e che sulla terra fosse sempre giorno. Ok così la vita non potrebbe esistere etc, ma ammettiamo per un secondo che sia sempre giorno. Ci sarebbe una cosa sola, essendoci una cosa sola non ci sarebbe bisogno di definire e delineare due concetti con due parole diverse, non ci sarebbero differenze, ci sarebbe solo una cosa, solo il "giorno". Indi per cui quella cosa non avrebbe nome, nessuno ci penserebbe. Nessuno penserebbe "è giorno", o trascendendo dalla parola, nessuno penserebbe "è XXX". Nessuno penserebbe e basta, quella cosa, quello che adesso chiamiamo giorno, non esisterebbe affatto.
Tutto questo per dire che per come vedo le cose io nella realtà, sono assolutamente convinto che quando si tratta di valori dicotomici, è assolutamente necessaria l'esistenza di entrambi perchè sussita uno. Così per apprezzare la vita, forse bisogna assaporare la morte.
Ma ritorniamo a noi, al culto dei morti... una tradizione espletata in migliaia di modi diversi a volte così diversi e apparentemente assurdi agli occhi di una persona abituata a vedere le cose in un certo modo, tuttavia tutte con lo stesso scopo, essere un rituale che segna il rispetto che noi abbiamo per la vita, il rispetto per i morti, e... la paura di morire anche noi, quasi come se questo rituale in parte diventasse un'esorcismo per le nostre paure e per la morte stessa.
Ma tutto questo è necessario? Qualche giorno fa è finalmente morta mia zia. Finalmente xchè ormai stava solo soffrendo con la sua metastasi cancerosa, e quando le cose sono così e non c'è speranza è meglio morire il prima possibile, che soffrire per anni e far soffrire con te tutti i familiari. Però sono necessarie tutte queste procedure? Tutte queste cose che mi sembrano così dannatamente finte, schematiche, realizzate meccanicamente... così ipocrite?
Mi faccio schifo da solo, non riesco a capire quanto sto veramente male, e quanto mi impongo di stare male perchè l'invisible pressione sociale che non avverto ma che cmq è presente sul mio cervello mi dice e mi impone che quando succedono queste cose "si deve stare male". Dov'è la verità? Forse un po' in mezzo. Ma mi sento uno schifo lo stesso, a non capire quanto sto davvero male e quanto senza rendermene conto sto recitando la mia parte da membro di questa società. E mi sento di merda perchè mi fanno schifo tutte queste operazioni burocratiche e meccaniche...
Se morissi vorrei essere buttato via da una parte, subito, macellato, bruciato, dimenticato da questa vita, senza lasciare dolore alle persone che mi hanno voluto bene, ma solo il bel ricordo di quando ero in vita, senza tutte queste cose ipocrite, queste scene recitate di cordoglio, di condoglianze, di sofferenze, di processioni davanti ad una patetica cappella, e poi fino ad una stupida sepoltura che occupa spazio e risorse vitali di questo pianeta sempre + a corto, risorse che potrebbero essere spese per quelli che sono ancora vivi. Perchè spendere tempo a portare fiori ad una tomba? perchè sprecare spazio e terreno, così tanto, per queste tombe? Non c'è + spazio, i sindaci non sanno + dove seppellire i morti. Che senso ha tutto questo? A cosa serve? Perchè non possiamo rimanere con il nostro dolore? Perchè dobbiamo materializzarlo nella forma fisica di una tomba per trovare conforto? Perchè dobbiamo rifugiarci nell'idea che c'è qualcosa dopo la morte, per accettare meglio che una certa persona cara non c'è +, non ci potrai + parlare, non la potrai + toccare, non la potrai + amare, non potrai avere + niente a che fare con lei? Perchè non riusciamo ad essere un po' + realisti, forse cinici... ma razionali?
Boh, scusate se certi concetti vi sembrano strani, ma sono ateo. Il succo di questo fiume di parole è... cosa ne pensate voi? |